ADI, rischio clinico e obblighi normativi: ciò che spesso si sottovaluta.
Si potrebbe ritenere che l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), operando al domicilio del paziente, sia meno coinvolta nei sistemi strutturati di gestione del rischio clinico e negli obblighi normativi correlati.
In realtà, nei criteri di autorizzazione e accreditamento adottati dalle Regioni italiane, l’ADI rientra pienamente nel 6° criterio di qualità, Appropriatezza clinica e sicurezza, con specifico riferimento alla gestione del rischio clinico.
Il setting domiciliare non rappresenta una deroga, ma un contesto che richiede un livello ancora più elevato di controllo, tracciabilità e integrazione dei processi assistenziali.
Devono essere garantite evidenze oggettive di:
adozione e applicazione di protocolli, linee guida e procedure basati su Evidence Based Medicine (EBM) ed Evidence Based Nursing (EBN)
accessibilità sistematica per il personale a regolamenti, procedure e percorsi assistenziali
implementazione delle raccomandazioni ministeriali e delle buone pratiche regionali
coinvolgimento attivo degli operatori attraverso formazione specifica e diffusione delle conoscenze
Sono inoltre definite, disponibili e applicate procedure condivise tra i diversi professionisti per la gestione delle principali aree di rischio:
lesioni da pressione
infezioni correlate all’assistenza
sindrome da immobilizzazione
prevenzione delle cadute
somministrazione dei farmaci
utilizzo di cateteri e dispositivi medici
corretta alimentazione e idratazione
Devono essere garantiti:
identificazione, registrazione e gestione, anche preventiva, degli eventi avversi più rilevanti per frequenza e gravità
protocolli per la prevenzione dei rischi legati ai fattori ambientali domiciliari
procedure per la gestione delle emergenze
collegamento tempestivo con la sede operativa o con il responsabile del servizio.
Sono inoltre attivi protocolli per:
esecuzione delle principali manovre assistenziali e strumentali
gestione dei dispositivi medici (cateteri, sondini, nutrizione artificiale)
gestione dei pazienti ad alto rischio
gestione delle emergenze cliniche
gestione delle procedure invasive
utilizzo del sangue ed emoderivati
somministrazione dell’anestesia e della sedazione da parte di personale qualificato
somministrazione della terapia farmacologica e della profilassi antibiotica
corretta raccolta, gestione e trasporto dei campioni biologici
Elemento imprescindibile è la mappatura dei rischi, comprensiva di identificazione, valutazione, misure di contenimento, monitoraggio del rischio residuo e correlazione diretta con il piano di prevenzione e i sistemi di controllo.
In questo quadro si inseriscono gli obblighi previsti dalla Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) e dal DM 232/2023, che includono anche l’ADI nei sistemi aziendali di gestione del rischio clinico.
È pertanto necessario contribuire alla Relazione annuale consuntiva sugli eventi avversi e sul contenzioso s
anitario, attraverso:
raccolta sistematica e strutturata dei dati sugli eventi avversi
analisi delle cause (audit clinici, root cause analysis)
monitoraggio delle criticità assistenziali e organizzative
definizione e attuazione di azioni correttive e preventive
verifica dell’efficacia delle misure adottate
La relazione rappresenta uno strumento fondamentale di governo clinico e deve contenere:
frequenza e tipologia degli eventi
esiti per il paziente
fattori di rischio (clinici, organizzativi, ambientali)
misure di prevenzione adottate
valutazione dei risultati e del miglioramento nel tempo
L’ADI, quindi, non è esclusa dal sistema di gestione del rischio clinico, ma ne è parte integrante, con piena responsabilità in termini di sicurezza delle cure, appropriatezza degli interventi e qualità dell’assistenza erogata.
La sicurezza del paziente non cambia in base al luogo di cura.Cambia il livello di complessità, e con esso il livello di responsabilità organizzativa e professionale.
Commenti